Dogana On Demand

Lo Studio Del Nevo è dotato di una organizzazione aziendale che consente di offrire quotidianamente oltre 150 risposte ad altrettante domande proposte dai propri clienti in materia di Dogana, Import/Export, Accise e, in generale, di tutto quanto riguarda il Commercio Internazionale. Per dare un’idea – pur sommaria – di questa straordinaria operatività riportiamo di seguito una serie di domande e relative risposte, proprio come esse sono rivolte dai clienti e, specularmente, come esse sono soddisfatte dallo Studio Del Nevo. Riteniamo che questi esempi valgano più di mille spiegazioni per rendere l’idea di quanto lo Studio Del Nevo possa, in concreto, contribuire a risolvere dubbi e a chiarire tematiche operative, spesso di notevole rilevanza economica e gestionale.

Se la lavorazione viene interamente effettuata in Italia con materiali di origine italiana, non ci sono dubbi sul fatto che la borsa possa essere definita Made in Italy.
Riteniamo che possa essere preferibile che si faccia dichiarare per iscritto dai fornitori che i materiali sono di origine italiana, non riteniamo neppure necessario richiedere una IVO.

La voce doganale in questione è la 10063025.

L’importazione di riso soggiace alle normative di cui ai reg. UE n. 1152/2009 e 669/2009, i quali prevedono notifica preventiva con documento comune di entrata (DCE) contenente tutti i dati relativi alla partita, con identificazione del lotto da riportarsi su tutti gli imballaggi.

L’importazione in ambito UE può avvenire soltanto attraverso determinate dogane: in Italia, ad esempio, i porti di Genova, Livorno, Napoli, Trieste, Ravenna ecc.

La partita è soggetta a campionamento ed analisi (la percentuale di controllo è molto alta per il riso proveniente da India e Pakistan), con eventuale rilascio di certificato sanitario per l’importazione nell’UE: in particolare, la ricerca che viene effettuata è quella della presenza di Aflatossine.

I documenti che devono accompagnare la partita sono, oltre a quelli normali di tipo commerciale (fattura, packing list, documento di origine e documento di trasporto), i certificati sanitari e di analisi rilasciati dal paese esportatore.

Le voci doganali da voi comunicate rientrano tra quelle “dual use”. Suggeriamo pertanto di prendere contatto con il Ministero per valutare un’eventuale richiesta di autorizzazione.

La colonna “Paese di pagamento” deve sempre essere alimentata con l’indicazione del codice ISO del Paese in cui i soldi entrano nella disponibilità del beneficiario.

Se tale indicazione è stata sbagliata nelle precedenti dichiarazioni, dovreste compilare nella prossima dichiarazione la sezione 4 (modello quinques rettifica dei servizi), avendo cura di creare il collegamento riga per riga. Dovrete riscrivere la riga già presentata, confermando i dati a suo tempo inseriti come corretti e modificando la sola colonna del Paese di pagamento.

Attenendosi letteralmente alle regole di origine dei prodotti di cui alla voce doganale 8471, la merce acquisisce l’origine italiana se la lavorazione riservata alla merceè tale da apportare almeno il 45% di valore aggiunto.

A mio modo di vedere l’installazione del software da parte vostra non si può considerare una lavorazione sufficiente a far acquisire al prodotto origine comunitaria, ma vi suggerisco comunque di promuovere una IVO (informazione vincolante in materia di origine) sottoponendo la questione alla dogana centrale di Roma, la quale stabilirà in modo vincolante l’origine del server da voi venduto.

I codici doganali dei nostri prodotti sono 62044910 e 6210500.

Il settore tessile in genere è soggetto a numerose restrizioni e difficoltà all’atto dello sdoganamento, dovuti a barriere non tariffarie. Lo sdoganamento potrà avvenire in uno dei sei punti autorizzati dalle autorità locali.

L’importatore dovrà ottenere la licenza di importazione, mentre voi dovrete produrre:

– Fattura commerciale non imponibile art. 8;

– Fattura proforma in lingua inglese;

– Packing list;

– Certificato di origine;

– Certificato CITES se la materia prima rientra nella Convenzione Internazionale;

– Pre-shipment inspection certificate (certificato di conformità), rilasciato da SGS o Bureau Veritas.

I dazi, per entrambe le voci doganali, ammontano al 15% sul valore CIF del bene.

Non esistono particolari restrizioni in Libano per importare la merce di cui alla voce doganale da voi indicata. La stessa è soggetta ad un dazio doganale dell 1,4% se scortata da certificato EUR1.

I costi di trasporto, se accessori ad un’originaria vendita, devono essere oggetto di emissione di fattura non imponibile iva art. 41 con conseguente segnalazione nell’intra merci (sezione 2 con segno +, facendo riferimento all’originaria cessione).

Le fatture relativa a lavorazioni addebitate a committenti UE devono essere oggetto di fatturazione non soggetta ad iva art. 7 TER con conseguente segnalazione nell’intra servizi.

Normalmente la fattura del trasportatore svizzero deve essere oggetto di dichiarazione in black list per il totale delle competenze rivendicate da tale operatore per l’attività svolta per vostro conto.

La bolletta doganale deve essere oggetto di dichiarazione black list con riferimento ad eventuali operazioni di import (in abbinamento alla fattura del fornitore merce).

A seguire, invece, riportiamo le domande che sono state rivolte in uno dei Webinar più recenti, il quale è stato dedicato alla Brexit. ATTENZIONE: abbiamo deliberatamente riportato le domande esattamente come sono state rivolte dai partecipanti, proprio con tutte le imperfezioni causate dalla velocità della loro formulazione in Chat e senza alcuna correzione. Ci è sembrato il miglior modo per “far vivere” con immediatezza la modalità didattica a chi non abbia mai partecipato ad un Webinar dello Studio Del Nevo. Per ottenere la risposta gratuitamente potrete inviare la relativa richiesta attraverso l’apposito form.

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