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Egregio dott. Del Nevo,

siamo una ditta toscana che opera nel settore dell’abbigliamento. Vorremmo chiederle quali siano gli adempimenti necessari per esportare i nostri capi d’abbigliamento verso l’Indonesia. Quali certificazioni richieste e quali sono i dazi?

I codici doganali dei nostri prodotti sono 62044910 e 6210500.

Il settore tessile in genere è soggetto a numerose restrizioni e difficoltà all’atto dello sdoganamento, dovuti a barriere non tariffarie. Lo sdoganamento potrà avvenire in uno dei sei punti autorizzati dalle autorità locali.

L’importatore dovrà ottenere la licenza di importazione, mentre voi dovrete produrre:

-          Fattura commerciale non imponibile art. 8;

-          Fattura proforma in lingua inglese;

-          Packing list;

-          Certificato di origine;

-          Certificato CITES se la materia prima rientra nella Convenzione Internazionale;

-          Pre-shipment inspection certificate (certificato di conformità), rilasciato da SGS o Bureau Veritas.

I dazi, per entrambe le voci doganali, ammontano al 15% sul valore CIF del bene.

 

Buongiorno dott. Del Nevo,

la nostra azienda vende un prodotto costituito da una componente hardware acquistata dall’estero (UE o Extra UE) e da una componente software, di nostra proprietà.
Vendiamo il prodotto con il codice doganale 8471500090, che corrisponde all’unità di base del PC.

Dal momento che il valore aggiunto è conferito al prodotto dal software da noi installato, l’origine del prodotto può essere comunitaria?

Attenendosi  letteralmente alle regole di origine dei prodotti di cui alla voce doganale 8471, la merce acquisisce l’origine italiana se la lavorazione riservata alla merceè tale da apportare almeno il 45% di valore aggiunto.

A mio modo di vedere l’installazione del software da parte vostra non si può considerare una lavorazione sufficiente a far acquisire al prodotto origine comunitaria, ma vi suggerisco comunque di promuovere una IVO (informazione vincolante in materia di origine) sottoponendo la questione alla dogana centrale di Roma, la quale stabilirà in modo vincolante l’origine del server da voi venduto.

 

Egr. dott. Del Nevo,

dobbiamo importare dall’India e mettere in commercio in Italia Riso Parboiled. Quali sono i dati obbligatori che devono essere indicati sull’etichetta al fornitore indiano, in modo da evitare che il container non superi il controllo sanitario al momento dell’arrivo in Italia?

La voce doganale in questione è la 10063025.

L’importazione di riso soggiace alle normative di cui ai reg. UE n. 1152/2009 e 669/2009, i quali prevedono notifica preventiva con documento comune di entrata (DCE) contenente tutti i dati relativi alla partita, con identificazione del lotto da riportarsi su tutti gli imballaggi.

L’importazione in ambito UE può avvenire soltanto attraverso determinate dogane: in Italia, ad esempio, i porti di Genova, Livorno, Napoli, Trieste, Ravenna ecc.

La partita è soggetta a campionamento ed analisi (la percentuale di controllo è molto alta per il riso proveniente da India e Pakistan), con eventuale rilascio di certificato sanitario per l’importazione nell’UE: in particolare, la ricerca che viene effettuata è quella della presenza di Aflatossine.

I documenti  che devono accompagnare la partita sono, oltre a quelli normali di tipo commerciale (fattura, packing list, documento di origine e documento di trasporto), i certificati sanitari e di analisi rilasciati dal paese esportatore.

 

Buongiorno,

disegno borse che faccio produrre da ditte artigiane italiane. I fornitori dei tessuti mi garantiscono la composizione dei tessuti: al fine di apporre il Made in Italy è necessario anche che mi garantiscano l’origine degli stessi?

Se la lavorazione viene interamente effettuata in Italia con materiali di origine italiana, non ci sono dubbi sul fatto che la borsa possa essere definita Made in Italy.
Riteniamo che possa essere preferibile che si faccia dichiarare per iscritto dai fornitori che i materiali sono di origine italiana, non riteniamo neppure necessario richiedere una IVO.

 

Egregio dott. Del Nevo,

vorremmo esportare motori pneumatici in Libano (voce doganale 84122900). Esistono delle restirizioni per tali operazioni?

Non esistono particolari restrizioni in Libano per importare la merce di cui alla voce doganale da voi indicata. La stessa è soggetta ad un dazio doganale dell 1,4% se scortata da certificato EUR1.

Buongiorno dott. Del Nevo,

la nostra azienda deve rifatturare costi di trasporto da noi sostenuti per l’invio di beni ad un nostro cliente tedesco. Tali beni sono stati venduti da noi in precedenza allo stesso cliente e quindi rientrati per una rilavorazione del prodotto.
Come dobbiamo emettere fattura? Rientra nei servizi intrastat?

I costi di trasporto, se accessori ad un’originaria vendita, devono essere oggetto di emissione di fattura non imponibile iva art. 41 con conseguente segnalazione nell’intra merci (sezione 2 con segno +,  facendo riferimento all’originaria cessione).

Le fatture relativa a lavorazioni addebitate a committenti UE devono essere oggetto di fatturazione non soggetta ad iva art. 7 TER con conseguente segnalazione nell’intra servizi.

 

Egregio dott. Del Nevo,

vi sono limitazioni previste per l’esportazione in Iran di merci di cui alle voci doganali 8463 e 8466?

Le voci doganali da voi comunicate rientrano tra quelle “dual use”. Suggeriamo pertanto di prendere contatto con il Ministero per valutare un’eventuale richiesta di autorizzazione.

 

Buongiorno dott. Del Nevo,

ci siamo accorti che potremmo aver commesso un errore nel compilare alcune dichiarazioni dei servizi intrastat riguardo la casella “Paese di pagamento” della sez. 3. Potrebbe spiegarci qual è la corretta procedura per la compilazione della casella menzionata e come potremmo eventualmente rettificare l’errore?

La colonna “Paese di pagamento” deve sempre essere alimentata con l’indicazione del codice ISO del Paese in cui i soldi entrano nella disponibilità del beneficiario.

Se tale indicazione è stata sbagliata nelle precedenti dichiarazioni, dovreste compilare nella prossima dichiarazione la sezione 4 (modello quinques rettifica dei servizi), avendo cura di creare il collegamento riga per riga. Dovrete riscrivere la riga già presentata, confermando i dati a suo tempo inseriti come corretti e modificando la sola colonna del Paese di pagamento.

 

Egr. Dott. Del Nevo,

devo registrare una fattura autotrasportatore con bolla doganale e diritto fisso. Trattandosi di operatore svizzero, per la registrazione e la successiva comunicazione black list inserisco solo il diritto fisso o deve essere indicato anche il valore doganale?

Normalmente la fattura del trasportatore svizzero deve essere oggetto di dichiarazione in black list per il totale delle competenze rivendicate da tale operatore per l’attività svolta per vostro conto.

La bolletta doganale deve essere oggetto di dichiarazione black list con riferimento ad eventuali operazioni di import (in abbinamento alla fattura del fornitore merce).